Mica Millar - ph. Jasmine Allcock-Fox
ph. Jasmine Allcock-Fox

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Mica Millar è una cantante soul britannica, cantautrice, produttrice e forza creativa fieramente indipendente, la cui musica apporta una prospettiva femminile e contemporanea ai generi intramontabili del soul, R&B, blues, gospel e jazz. Dall'uscita del suo acclamato album di debutto Heaven Knows nel 2022, Millar è diventata una delle voci soul contemporanee più interessanti del Regno Unito. Il suo attesissimo secondo album, A Little Bit of Me, rappresenta il suo lavoro più intimo e rivelatore fino ad oggi, plasmato dalla scoperta di sé, dalla ricerca spirituale e dalle realtà emotive che hanno definito gli ultimi sei anni della sua vita.

Il percorso di Mica è sempre stato caratterizzato da determinazione, creatività e un'inesauribile passione per la musica. Come artista autogestita e fondatrice della sua etichetta indipendente Golden Hour Music, ha sfidato le norme del settore e ha raggiunto il riconoscimento internazionale interamente alle sue condizioni. Il suo album di debutto Heaven Knows è stato scritto e prodotto interamente da lei. È stato masterizzato agli Abbey Road Studios e testimonia la sua visione artistica senza compromessi. Esplorando temi come la natura umana, la spiritualità, l'amore, l'oppressione, la disuguaglianza e l'emancipazione, l'album attingeva a una ricca tavolozza di soul classico, blues, gospel e jazz, affermando Millar come una presenza nuova e singolare nel soul britannico.

Il percorso verso questo album di debutto è stato tutt'altro che semplice. Le prime sessioni si sono svolte ai Middle Farm Studios nel Devon, gettando le basi per un corpus di opere che avrebbe poi attraversato i continenti. Nel bel mezzo di questo processo, ha subito un infortunio che le ha cambiato la vita: una frattura alla schiena nel 2020, che l'ha costretta a nove mesi con un busto ortopedico, seguiti da una lunga riabilitazione. Con l'arrivo della pandemia, Millar è stata costretta a passare a collaborazioni a distanza che, nonostante le sue difficili circostanze personali, hanno ampliato la sua cerchia creativa includendo musicisti che ammirava da tempo, tra cui Ricky Peterson e David Z, ex membri della band di Prince. Contro ogni ostacolo, ha continuato.

Mixato dal pluripremiato ingegnere del suono Brian Malouf, noto per il suo lavoro con Michael Jackson e Stevie Wonder, Heaven Knows ha visto la partecipazione di musicisti di livello mondiale e ha ricevuto ampi consensi. Jazz FM lo ha nominato Album della Settimana. La rivista Blues and Soul le ha dedicato la copertina. Recensioni a cinque stelle hanno elogiato la sua voce, definendola senza tempo ed euforica. Ha vinto il Jazz FM Award come Miglior Artista Soul dell'anno ed è stata ammessa alla Recording Academy nel 2023. Sono seguite esibizioni di supporto e partecipazioni a festival con grandi nomi come Gladys Knight, Stevie Wonder, Lionel Richie e Gregory Porter, mentre Millar si affermava in tutta Europa, oltre che nel Regno Unito, con concerti da headliner sold-out in Paesi Bassi, Germania, Francia, Austria, Italia, Polonia ed Estonia.

Dopo due anni trascorsi a scrivere, registrare, andare in tour e gestire tutto da sola, senza dimenticare il peso fisico della convalescenza, Millar si è resa conto di aver bisogno di una nuova prospettiva e di una nuova ispirazione. È stato allora che ha lasciato il suo studio di Manchester e ha viaggiato da sola nel sud della Francia, alla ricerca di chiarezza. Pedalando tra i vigneti, remando in kayak sotto antichi ponti e riscoprendo la semplice gioia di essere presente nel proprio corpo, si è riconnessa con parti di sé che erano state soffocate dall'ambizione.

Da qui è nato "A Little Bit of Me". L'album, scritto e prodotto interamente da lei, ha preso vita ai Miraval Studios, il leggendario studio situato nella tenuta del castello di Brad Pitt nel sud della Francia. Immersa nella quiete, nella luce del sole e nella tranquillità delle colline provenzali, Millar ha lavorato a stretto contatto con un team di talenti internazionali, tra cui Marcus Finnie (Taj Mahal & Keb Mo), Jay White (Macy Gray, Rita Ora), Daniel Weatherspoon (Beyoncé, Janet Jackson, Paula Abdul) e Adam Smith (Erykah Badu, Joss Stone). L'ambiente rispecchiava l'introspezione dell'album, permettendo alla musica di respirare, di prendersi il suo tempo e di svilupparsi con consapevolezza.

Nell'album, Millar esplora la dualità emotiva, la tensione tra aspirazione e autoconservazione, desiderio e verità, nostalgia e chiarezza, da una prospettiva femminile profondamente personale. "Times Like These" cattura il momento in cui si è confrontata con il suo riflesso, vedendo sia la versione più giovane di sé stessa, piena di ingenua passione, sia la versione attuale, segnata dalla saggezza e dalla stanchezza. Riflette i sacrifici e l'euforia di una vita creativa vissuta interamente secondo le proprie regole.

"Oh Freedom" ritorna al senso di liberazione che ha trovato in Francia. Costruita su accordi suggeriti da suo padre e plasmata attorno ai ricordi di fiumi e strade aperte, la canzone è diventata un punto di svolta creativo. "See You On the Other Side" parla del profondo impatto dei cicli ormonali sul suo mondo emotivo, scritta in un momento di transizione e chiarezza. "Under My Skin" segna una riappropriazione della propria sessualità dopo anni di vergogna ereditata, arricchita da intricati cori eseguiti interamente da Millar.

Una serie di canzoni nostalgiche, "It's You", "The Boardway" e "A Little More Time for Love", traggono ispirazione dal soul e dai dischi dei gruppi femminili degli anni Sessanta. Costruite attorno a riff di demo registrati inizialmente con Emanuel Harrold (Gregory Porter, Hypnotic Brass Ensemble), queste canzoni immaginano mondi romantici cinematografici, teneri e pieni di speranza. Le ombre riemergono in "Warning Sign", che affronta i segnali d'allarme e le proiezioni, e in "If You Stay", un'esplorazione della difficoltà di lasciare relazioni che sembrano familiari anche quando non ci servono più. "My Joy" si confronta con il vuoto emotivo che l'ha accompagnata per tutta la vita e con il desiderio di trovare qualcuno che possa colmarlo.

La title track dell'album, "A Little Bit of Me", è un profondo atto di riappropriazione. Quello che era iniziato come un singolo verso si è trasformato in un mantra per Millar durante tutto il processo di registrazione. È una canzone che parla di "perdersi, riscoprirsi e vedersi" e funge da perfetta introduzione all'album. Dopo il difficile e doloroso processo di registrazione del suo album di debutto, Millar era determinata a riscoprire la gioia del processo creativo e questo brano in particolare le ha dato la forza e la prospettiva per farlo: "'A Little Bit of Me' è diventato un mantra per ricordarmi che volevo che il processo fosse piacevole e appagante - mi ha permesso di ricordarmi che non devo sacrificare assolutamente tutto in questa ricerca creativa, né essere cattiva con me stessa o soffrire durante il percorso di creazione di un disco - mi ha ricordato di godermi il processo nel momento, di dare il massimo ma non a mio discapito e che ciò che ho da dare è sufficiente." Il suo significato è anche più profondo. Si ispira alla musica che l'ha influenzata a lungo e parla dell'idea che non bisogna sacrificare tutto per creare qualcosa di significativo. Parla di lasciare entrare gli altri, di permettere la collaborazione e di abbandonare l'istinto di dimostrare il proprio valore facendo tutto da soli. In questo senso, il titolo risuona in Millar su più livelli: un'affermazione, un cambiamento, un tacito permesso di trattenere qualcosa pur offrendo al mondo qualcosa di onesto.

Con "A Little Bit of Me", Mica Millar inaugura un nuovo capitolo definito da verità, presenza e chiarezza emotiva. È un album plasmato non dal bisogno di dimostrare nulla, ma dal desiderio di comprendere. Di vivere di più e sentire di più. Di recuperare le parti di sé che aveva lasciato indietro. Ricco di anima, vulnerabilità e maestria, l'album conferma Millar come una delle voci più interessanti del soul britannico e un'artista che non ha paura di rivelare le complessità che la rendono umana.

Repliche

  • 30 Giugno, 21:00

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