Concerto di Inaugurazione per la riapertura del Teatro Umberto Giordano

Concerto di Inaugurazione per la riapertura del Teatro Umberto Giordano

Riccardo Muti dirige l'Orchestra Giovanile "Luigi Cherubini"

La riapertura di un “tempio della cultura” come il Teatro Comunale Umberto Giordano è un momento di grande felicità per la comunità foggiana.
Quello che un tempo era annoverato tra i più importanti teatri del Regno di Napoli ha vissuto negli ultimi decenni momenti travagliati, restando a lungo chiuso per lavori di ristrutturazione e togliendo, così, ai Foggiani la possibilità di assistere con regolarità, in una struttura di grande tradizione e di adeguate dimensioni, alle rappresentazioni teatrali e agli allestimenti operistici più prestigiosi.
Riconsegnare alla città e ai cittadini questo elemento prezioso del patrimonio culturale, non solo locale, è una immensa soddisfazione per chi guida oggi l’Amministrazione Comunale e può dire con orgoglio di aver portato a compimento, a tempo di record - anche attraverso chi riveste le deleghe connesse - gli ultimi, complessi interventi che hanno permesso di riaprire il teatro.
Il privilegio di ospitare un concerto diretto dal M° Riccardo Muti nella serata inaugurale rende, poi, l’evento ancora più memorabile anche per chi sente meno il fascino della grande musica.
L’auspicio è che il nostro Teatro Giordano non chiuda mai più le sue porte ai Foggiani, perché l’Arte, la Cultura e il “bello” sono potenti fonti d’ispirazione per il progresso morale e civile di una comunità

Il Sindaco

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini direttore Riccardo Muti 

Programma

Giuseppe Martucci (1856-1909)
Notturno op. 70 n. 1

Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Sinfonia n. 35 in re maggiore K385 “Haffner”
Allegro con spirito
Andante
Menuetto
Finale: presto

Franz Schubert (1797-1828)
Sinfonia n. 4 in do minore “Tragica’ D 417
Adagio molto — Allegro vivace
Andante
Minuetto. Allegretto vivace
Allegro

Riccardo Muti

A Napoli, città in cui è nato, studia pianoforte con Vincenzo Vitale, diplomandosi con lode nel Conservatorio di San Pietro a Majella. Prosegue gli studi al Conservatorio ‘Giuseppe Verdi” di Milano, sotto la guida di Bruno Bettinelli e Antonino Votto, dove consegue il diploma in Composizione e Direzione d’orchestra.

Nel 1967 la prestigiosa giuria del Concorso ‘Cantelli” di Milano gli assegna all’unanimità il primo posto, portandolo all’attenzione di critica e pubblico. L’anno seguente viene nominato Direttore Principale del Maggio Musicale Fiorentino, incarico che manterrà fino al 1980. Già nei 1971, però, Muti viene invitato da Herbert von Karajan sul podio del Festivai di Salisburgo, inaugurando una felice consuetudine che lo ha portato, nel 2010, a festeggiare i quarant’anni di sodalizio con la manifestazione austriaca, Gli anni Settanta lo vedono alla testa della Philharmonia Orchestra di Londra (1972-1982), dove succede a Otto Klemperer; quindi, tra il 1980 e il 1992, eredita da Eugène Ormandy l’incarico di Direttore Musicale della Philadelphia Orchestra.

Dal 1986 al 2005 è direttore musicale del Teatro alla Scala: prendono così forma progetti di respiro internazionale, come la proposta della trilogia Mozart-Da Ponte e la tetralogia wagneriana. Accanto ai titoli del grande repertorio trovano spazio e visibilità anche altri autori meno frequentati: pagine preziose del Settecento napoletano e opere di Gluck, Cherubini, Spontini, fino a Poulenc, con Les dialogues des Carmélites che gli hanno valso il Premio “Abbiati” della critica, Il lungo periodo trascorso come direttore musicale dei complessi scaligeri culmina il 7 dicembre 2004 nella trionfale riapertura della Scala restaurata dove dirige l’Europa riconosciuta di Antonio Salieri.
Eccezionale il suo contributo al repertorio verdiano; ha diretto Emani, Nabucco, I Vespri Siciliani, La Traviata, Attila, Don Carlos, Falstaff, Rigoletto, Macbeth, La Forza del Destino, Il Trovatore, Otello, Aida, Un ballo in Maschera, i Due Foscari, I Masnadieri.

La sua direzione musicale è stata la più lunga nella storia del Teatro alla Scala.

Nel corso della sua straordinaria carriera Riccardo Muti dirige molte tra le più prestigiose orchestre del mondo: dai Berliner Philharmoniker alla Bayerischen Rundfunk, dalla New York Philharmonic all’Orchestre National de France alla Philharmonia di Londra e, naturalmente, i Wiener Philharmoniker, ai quali lo lega un rapporto assiduo e particolarmente significativo, e con i quali si esibisce al Festival di Salisburgo dal 1971. Invitato sul podio in occasione del concerto celebrativo dei 150 anni della grande orchestra viennese, Muti ha ricevuto l’Anello d’Oro, onorificenza concessa dai Wiener in segno di speciale ammirazione e affetto.

Ha diretto per ben quattro volte il prestigioso Concerto di Capodanno a Vienna nel 1993, 1997, 2000 e 2004.
Nell’aprile del 2003 viene eccezionalmente promossa in Francia, una “iournée Riccardo Muti”, attraverso l’emittente nazionale France Musique che per 14 ore ininterrotte trasmette musiche da lui dirette con tutte le orchestre che lo hanno avuto e lo hanno sul podio, mentre il 14 dicembre dello stesso anno dirige l’atteso concerto di riapertura del Teatro “La Fenice” di Venezia.

Nel 2004 fonda l’Orchestra Giovanile “Luigi Cherubini” formata da giovani musicisti selezionati da una commissione internazionale, fra oltre 600 strumentisti provenienti da tutte le regioni italiane. La vasta produzione discografica, già rilevante negli anni Settanta e oggi impreziosita dai molti premi ricevuti dalla critica specializzata, spazia dal repertorio sinfonico e operistico classico al Novecento, Il suo impegno civile di artista è testimoniato dai concerti proposti nell’ambito del progetto “Le vie dell’Amicizia” di Ravenna Festival in alcuni luoghi “simbolo” della storia, sia antica che contemporanea: Sarajevo (1997), Beirut (1998), Gerusalemme (1999), Mosca (2000), Erevan e Istanbul (2001), New York (2002), lI Cairo (2003), Damasco (2004), EI Djem (2005) Meknes (2006), Roma (2007), Mazara del Vallo (2008), Sarajevo (2009), Trieste (2010) e Nairobi (2011) con il Coro e l’Orchestra Filarmonica della Scala, l’Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino e i “Musicians of Europe United”, formazione costituita dalle prime parti delle più importanti orchestre europee e recentemente con l’Orchestra Cherubini.

Tra gli innumerevoli riconoscimenti conseguiti da Riccardo Muti nel corso della sua carriera si segnalano: Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana e la Grande Medaglia d’oro della Città di Milano; la Verdienstkreuz della Repubblica Federale Tedesca; la Legion d’Onore in Francia (già Cavaliere, nel 2010 il Presidente Nicolas Sarkozy lo ha insignito del titolo di Ufficiale) e il titolo di Cavaliere dell’impero Britannico conferitogli dalla Regina Elisabetta Il. Il Mozarteum di Salisburgo gli ha assegnato la Medaglia d’argento per l’impegno sul versante mozartiano; la Wiener Hofmusikkapelle e la Wiener Staatsoper lo hanno eletto Membro Onorario; il presidente russo Vladimir Putin gli ha attribuito l’Ordine dell’Amicizia, mentre lo stato d’israele lo ha onorato con il premio “Wolf” per le arti. Moltissime università italiane e straniere gli hanno conferito la Laurea Honoris Causa. 

Ha diretto i Wiener Philharmoniker nel concerto che ha inaugurato le celebrazioni per i 250 anni dalla nascita di Mozart al Grosses Festspielhaus di Salisburgo. La costante e ininterrotta collaborazione tra Riccardo Muti e Wiener Philharmoniker nel 2012 raggiunge i 42 anni. A Salisburgo per il Festival di Pentecoste a partire dal 2007 insieme all’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, da lui fondata, ha affrontato un progetto quinquennale mirato alla riscoperta e alla valorizzazione del patrimonio musicale, operistico e sacro, del Settecento napoletano.

Da settembre 2010 è Direttore Musicale della prestigiosa Chicago Symphony Orchestra. Nello stesso anno è stato nominato in America ‘Musician of the Year’ dalla importante rivista ‘Musical America’. Nel febbraio 2011 il Maestro Riccardo Muti in seguito all’esecuzione e registrazione uve della Messa da Requiem di Verdi con la C,S,O. vince la 530 edizione dei Grammys Awards con due premi: (1) Best Classical Album e (2) Best Choral Album. In marzo 2011, Riccardo Muti è stato proclamato vincitore del prestigioso premio Birgit Nilsson 2011 che gli è stato consegnato il 13 ottobre a Stoccolma alla Royal Opera alla presenza dei Reali di Svezia, le loro Maestà il Re Cari XVI Gustaf e la Regina Silvia. A New York in aprile 2011 ha ricevuto l’Opera News Awards. In maggio 2011 è stato assegnato a Riccardo Muti il Premio “Principe Asturia per le Arti 2011”, massimo riconoscimento artistico spagnolo, consegnato da parte di sua Altezza Reale il Principe Felipe di Asturia a Oviedo nell’autunno successivo. Nel luglio 2011 è stato nominato membro onorario dei Wiener Philharmoniker e in agosto 2011 Direttore Onorario a vita del Teatro dell’Opera di Roma.

Nel maggio 2012 è stato insignito della Gran Croce di San Gregorio Magno da Sua Santità Benedetto XVI.

In Novembre 2012 ha ricevuto il Premio De Sica per la Musica e la Laurea Honoris Causa dall’Università IULM di Milano in Arti, patrimoni e mercati.
Nel marzo 2013 ha ricevuto la laurea honoris causa in Letterature e culture comparate dall’Università Orientale di Napoli e in giugno 2013 la laurea honoris causa in Lettere dalla DePaul University di Chicago. 

www.riccardomutimusic.com

 

Orchestra Giovanile Luigi Cherubini

Fondata da Riccardo Muti nel 2004, l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini ha assunto il nome di uno dei massimi compositori italiani di tutti i tempi attivo in ambito europeo per sottolineare, insieme ad una forte identità nazionale, la propria inclinazione ad una visione europea della musica e della cultura. L’Orchestra, che si pone come strumento privilegiato di congiunzione tra il mondo accademico e l’attività professionale, divide la propria sede tra le città di Piacenza e Ravenna. La Cherubini è formata da giovani strumentisti, tutti sotto i trent’anni e provenienti da ogni regione italiana, selezionati attraverso centinaia di audizioni da una commissione costituita dalle prime parti di prestigiose orchestre europee e presieduta dallo stesso Muti. Secondo uno spirito che imprime all’orchestra la dinamicità di un continuo rinnovamento, i musicisti restano in orchestra per un solo triennio, terminato il quale molti di loro hanno l’opportunità di trovare una propria collocazione nelle migliori orchestre.

In questi anni l’Orchestra, sotto la direzione di Riccardo Muti, si è cimentata con un repertorio che spazia dal barocco al Novecento alternando ai concerti in moltissime città italiane importanti tournée in Europa e nel mondo nel corso delle quali è stata protagonista, tra gli altri, nei teatri di Vienna, Parigi, Mosca, Salisburgo, Colonia, San Pietroburgo, Madrid e Buenos Aires.

All’intensa attività con il suo fondatore, la Cherubini ha affiancato moltissime collaborazioni con artisti quali Claudio Abbado, John Axelrod, Rudolf Barshai, Dennis Russel Davies, Gérard Depardieu, Michele Campanella, Kevin Farreli, Patrick Fournillier, Herbie Hancock, Leonidas Kavakos, Lang Lang, Ute Lemper, Alexander Lonquich, Wayne Marshall,
Kurt Masur, Kent Nagano, Krzysztof Penderecki, Donato Renzetti, Vadim Repin, Giovanni Sollima, Yuri Temirkanov,  Alexander Toradze, Pinchas Zukerman.

Il debutto a Salisburgo, al Festival di Pentecoste, con Il ritorno di Don Calandrino di Cimarosa, ha segnato nel 2007 la prima tappa di un progetto quinquennale che la prestigiosa rassegna austriaca, in coproduzione con Ravenna Festival, ha realizzato con Riccardo Muti per la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio musicale del Settecento napoletano e di cui la Cherubini è stata protagonista in qualità di orchestra residente. Alla trionfale accoglienza del pubblico viennese nella Sala d’Oro del Musikverein, ha fatto seguito, nel 2008, l’assegnazione alla Cherubini del prestigioso Premio Abbiati quale miglior iniziativa musicale per “i notevoli risultati che ne hanno fatto un organico di eccellenza riconosciuto in Italia e all’estero”.

Impegnativi e di indiscutibile rilievo i progetti delle “trilogie”, che al Ravenna Festival l’hanno vista protagonista, sotto la direzione di Nicola Paszkowski, delle celebrazioni per il bicentenario verdiano in occasione del quale, sempre per la regia di Cristina Mazzavillani Muti, l’Orchestra è stata chiamata ad eseguire ben sei opere al Teatro Alighieri. NeI 2012, nel giro di tre sole giornate, Rigoletto, Trovatore e Traviata, in seguito riprese in una lunga tournée approdata fino a Manama ad inaugurare il nuovo Teatro dell’Opera della capitale del Bahrain; nel 2013, sempre l’una dopo l’altra a stretto confronto, le opere “shakespeariane” di Verdi: Macbeth, Otello e Falstaff. Sempre nell’ambito del Ravenna Festival, dove ogni anno si rinnova l’intensa esperienza della residenza estiva, dal 2010 la Cherubini è protagonista, al fianco di Riccardo Muti, dei concerti per le Vie dell’amicizia: l’ultimo, nel 2014, ai piedi del Sacrario di Redipuglia nel centenario della Grande Guerra, insieme a musicisti provenienti da orchestre di tutto il mondo.

La gestione dell’Orchestra è affidata alla Fondazione Cherubini costituita dalle municipalità di Piacenza e Ravenna e dalle Fondazioni Toscanini e Ravenna Manifestazioni. L’attività dell’Orchestra è resa possibile grazie al sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali del Turismo, Camera di Commercio di Piacenza, Fondazione di Piacenza e
Vigevano, Confindustria Piacenza e dell’Associazione “Amici dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini”.

www.orchestracherubini.it

Violini primi

Samuele Galeano**, Francesco Salsi, Alessandro Cosentino, Lavinia Soncini, Giulia Cerra, Francesca Palmisano, Aloisa Aisemberg, Marco Nicolussi

Violini secondi

Stefano Gullo*, David Scaroni, Alessandro Sgarabottolo, Carolina Caprioli, Maria Beatrice Manai, Elena Meneghinello, Maria Giulia Calcara

Viole

Montserrat Coli Torra*, Clara Garcia Barrientos, Davide Bravo, Friederich Binet, Laura Garcia Hernandez, Nicoletta Pignataro

Violoncelli

Enrico Graziani*, Martina Biondi, Valeria Sirangelo, Irene Zatta, Giada Vettori

Contrabbassi

Renzo Schina*, Cecilia Perfetti, Davide Sorbello

Flauti

Gianluca Campo*, Roberta Zorino*

Oboi

Marco Ciampa*, Alessandro Rauli*

Clarinetti

Lorenzo Baldoni*, Simone Nicoletta*

Fagotti

Angela Gravina*, Andrea Mazza*

Corni

Alessandro Piras*, Simone Ciro Cinque*, Davide Bettani, Giulio Montanari

Trombe

Nicola Baratin*, Daniele Colossi

Timpani

Sebastiano Nidi*

Arpa

Antonio Ostuni

Ispettore d’orchestra

Leandro Nannini


** Spalla
* Prima parte

 

Notizie Storiche

Teatro Dogana Vecchia, Teatro Dogana Nuova, Teatro Vecchio, Teatro Reale Maria Carolina: questi sono i nomi delle sedi teatrali che hanno caratterizzato la vita culturale di Foggia a partire dalla fine del XVII secolo, quando nella prima sede della Dogana, in piazza Federico Il, si diede vita ad una serie di rappresentazioni, continuate, all’indomani del terremoto del 1731, nel nuovo Palazzo Dogana, fuori di Porta Reale. Nella seconda metà del secolo l’attività di spettacolo passò in vico San Giuseppe (Teatro Vecchio) e agli inizi dell’8oo in una struttura nei pressi dell’Epitaffio in contrada San Gaetano dedicata alla consorte di Ferdinando IV, Maria Carolina.

Negli anni venti del XIX secolo, periodo che vide una grande volontà di rinnovamento sociale, culturale e urbanistico legato soprattutto alla figura dell’intendente Nicola Santangelo, si pose mano all’idea di realizzare un grande e definitivo teatro, ispirato nella pianta al teatro di San Carlo a Napoli. L’incarico fu affidato a Luigi Oberty, l’ingegnere piemontese cui si deve l’impronta neoclassica che contraddistingue diversi monumenti della prima metà del XIX secolo presenti a Foggia, dalla Chiesa di 5. Francesco Saverio ai propilei dei giardini pubblici. Dopo numerose incertezze sul luogo in cui erigere il teatro, si optò infine per il sito attuale, dove il 10 maggio 1828 si inaugurò il Real Teatro Ferdinando.

Il prospetto presentava sei colonne doriche e anche l’interno differiva per l’ampiezza dei palchi, per l’assenza del golfo mistico dedicato all’orchestra, per le sedie mobili, per la presenza di gradinate. Il telone, opera di Schettini, rappresentava La fondazione di Arpi: un richiamo all’antica città daunia che ritornerà anche in seguito, come vedremo. Nel 1 829 venne posta nel Ridotto, zona dedicata a feste e utilizzata come circolo cittadino, una statua commissionata allo scultore Giovanni Tacca, attivo a Napoli, raffigurante la regina Isabella, mentre nel 1830 fu collocata quella ritraente Francesco I, opera del più noto Tito Angelini, che diventerà lo scultore preferito della casa borbonica. Nel 1835 si prowide anche ad aggiungere la statua del nuovo re Ferdinando Il cui seguì nel 1841 quella di Maria Teresa, entrambe dell’Angelini. Le opere, ancora presenti nell’odierno teatro, ritraggono i sovrani all’antica, come è proprio del gusto neoclassico del periodo: Isabella con chitone e capo velato, Maria Teresa con chitone e diadema, i due re con la corazza, con chiaro riferimento alle statue loricate di età imperiale.

La lettura del pregevole e accurato lavoro di Antonio Vitulli, cui rimandiamo per maggiori approfondimenti , racconta la storia di un teatro che tra numerose chiusure e riaperture dovute, in alcuni casi, a pesanti situazioni strutturali (le colonne, per esempio, furono eliminate e incorporate nella facciata già nel 1836 per consistenti incrinature) ha avuto comunque una storia ricca di eventi teatrali anche di ottimo livello. Il teatro ospitava soprattutto produzioni liriche affidate a compagnie che ricevevano l’appalto della gestione delle stagioni, con il contributo dell’Amministrazione Comunale. Veniva rappresentata anche prosa e vi si svolgevano feste e riunioni per gli eventi più significativi. Nel periodo preunitario furono frequenti le visite a Foggia, e quindi la partecipazione alle serate teatrali e agli eleganti balli e veglioni di Carnevale nel Ridotto, di Ferdinando II, spesso interessato alle fiere che si tenevano in città. Owiamente le vicende storiche si riflettevano anche sulla vita del Teatro se si pensa che tra il ‘48 e il ‘60 furono costanti, nel clima di diffidenza ormai presente nel Regno di Napoli, la presenza della censura e l’alto numero di cartelloni approvati in via preventiva dalla polizia. Addirittura venivano vietate opere come Emani e Luisa Miller di Verdi e Lucrezia Borgia di Donizetti. Eppure proprio nel ‘48 il teatro era stata sede di speranzose esultanze all’annuncio della costituzione promulgata dal Re! Pause per il colera deI 1837, per un terremoto deI 1857 che intervenne pesantemente sulla parte posteriore del teatro, furono registrate in un contesto comunque senza dubbio soddisfacente per la qualità e il numero delle rappresentazioni. Dopo l’unità, sindaco Saverio Salerni de Rose, il nome del teatro, dopo essere stati scartati quelli di Garibaldi e Vittorio Emanuele li, fu mutato in Dauno con la ripresa di un’attività decisamente meno consistente rispetto al passato, anche perché il peso economico era ora solo sulle spalle delle compagnie, essendo venuto meno o perlomeno diminuito, per volontà nazionale, l’intervento del Comune. Anche da un punto di vista sociale c’è da registrare una notevole decadenza, così come occorre considerare che la Fiera, finora occasione anche di incontri e mondanità, perse la sua importanza. Il triste periodo del brigantaggio si sommò a un ulteriore momento di chiusura del Teatro, iniziato nell 868, che determinò la nascita di un Politeama nella zona prospiciente l’attuale Palazzo di Città, una struttura per lo più realizzata in legno che dopo alcune stagioni più che dignitose fu distrutta da un incendio nei 1877. Ma nei 1874 il teatro Dauno riaprì dopo lavori che ne determinarono l’aspetto attuale (progetto Vaccaro): il porticato diventò a tre fornici, il palcoscenico venne ristretto, si aggiunsero palchi fino ad avere una forma della platea a ferro di cavallo, si creò la buca per l’orchestra, così come di moda all’epoca. Due nomi di importanti foggiani sì collegano a questo momento di rinascita, voluto fortemente dai sindaco Lorenzo Scillitani: io scenografo Giuseppe Fania, allievo dei Castagna e autore di impianti teatrali in tutta Europa e il pittore Nicola Parisi che dipinse il nuovo telone dedicandolo ancora una volta ad Arpi. il trionfo di Diomede in Arpi è infatti il titolo di questo sipario, di cui resta ai Museo Civico l’omonimo quadro, sempre opera di Parisi, Momenti particolari della vita dei teatro sono la visita di Umberto i e della regina Margherita nel ‘78, l’esordio felicissimo del famoso soprano Gemma Bellincioni — che sarà poi la prima interprete di Fedora di Umberto Giordano - e la commemorazione funebre nel 1882 di Giuseppe Garibaldi e di Giuseppe Ricciardi, primo deputato foggiano al nuovo parlamento nazionale. 

Nel 1928 il teatro è intitolato doverosamente a Umberto Giordano (Foggia, 1887-1948) di cui nel 1900 erano stati rappresentati, per espressa volontà degli amministratori al fine di omaggiare l’illustre concittadino, Andrea Chèniere Fedora (quest’ultima per la prima volta nell’italia del sud).

Il Teatro Giordano, da sempre cuore pulsante dell’attività culturale cittadina, nel secolo scorso, dopo il momento buio della guerra e del declassamento a cinema, ha continuato ad operare in maniera più che soddisfacente: hanno calcato il nostro palcoscenico i più grandi attori italiani in un susseguirsi di stagioni di prosa che a partire dagli anni ‘60 non ha avuto sosta; i grandi interpreti del melodramma hanno preso parte alle numerose stagioni liriche che hanno registrato in molti casi produzioni autonome, sono state tenute importanti stagioni concertistiche grazie alla sinergia con le più importanti associazioni musicali cittadine,

Prima dell’ultima chiusura, dovuta ad imprescindibili interventi strutturali, il Teatro ha tenuto fede alla tradizione di vivo luogo di cultura e punto di riferimento per la città, ospitando e realizzando una ricca serie di iniziative, dalla riproposizione di opere giordaniane (anche giovanili e non più rappresentate da decenni, come la prima ripresa moderna di Malavita), ai concerti aperitivo, ai laboratori, agli inviti all’opera, all’attività didattica, operazioni che aggiunte alle classiche attività di prosa e di concertistica hanno arricchito l’offerta culturale di un luogo che diventa occasione di socializzazione e di incontro in una città che cresce e muta anche nelle aspettative.

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Repliche

  • 10 Dicembre, 21:00

GIO Festival